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  • la malattia della musica

    La musica è una malattia incurabile, ma non troppo contagiosa

     

     

    E' un aforisma che dovrebbe far riflettere sul modo con cui ci avviciniamo alla musica.

    Come molte malattie, anche la musica può manifestare forme e gradazioni diverse di contagio; c'è chi presenta lievi e vaghi sintomi, chi manifesta sintomi più severi e preoccupanti, pochi ne sono immuni.

    Le ragioni di un'epidemia così diffusa vanno ricercate innanzitutto nella natura sensoriale del bacillo originario della musica: il suono.
    Il suono non è che il movimento ordinato di un corpo elastico (una corda tesa, una membrana, l'aria), quando questo movimento giunge al nostro orecchio diviene suono.
    Non sempre e non in modo uguale per tutti, diviene suono solo quando il movimento è sufficientemente rapido, quando vi sia un mezzo che lo trasporti, quando, infine, la fonte del movimento sia sufficientemente vicina.

    Fino al momento in cui la vibrazione non giunge all'orecchio essa è semplicemente movimento, battito; è l'insufficienza dell'orecchio che traduce tale movimento in quello che definiamo 'suono'. Se l'orecchio avesse un grado di perfezione assoluto la percezione sonora non sarebbe che la riproduzione esatta delle vibrazioni rapidissime prodotte dalla fonte sonora: battiti, frulli d'innumerevoli insetti, battiti d'ali di forsennati colibrì, instabilità dell'aria.
    Fortunatamente l'orecchio ha dei limti e trasforma in suono ciò che non riesce a percepire come movimento singolo; fortunatamente, perché il gioco musicale è possibile solo grazie a questo limite dell'orecchio umano.
    Classifichiamo il suono come una sensazione continua, pur sapendo che esso non è un fenomeno continuo; percepiamo la simultaneità dei suoni e ne ricaviamo sensazioni emotive diverse; distinguiamo gli strumenti musicali dal loro timbro particolare, e sappiamo che ciò deriva dalla simultaneità di diverse vibrazioni (i suoni armonici).

    Se a tutto questo aggiungessimo il macro-ritmo del battere-levare, arsi e tesi, ci renderemmo conto che il fatto musicale non è altro che un'immagine creata dal nostro cervello, composta da elementi fugaci e privi di una realtà fisica.
    In ognuno di noi il brano musicale si compone in immagini mutevoli nel tempo e nello spazio, in forme-pensiero o in forme-emozioni che vengono confrontate con l' esperienza, con il contenuto della memoria, in generale, con il nostro vissuto musicale.

    La malattia non è forse che questo: il bisogno di creare senso laddove non c'è che un insieme di battiti inarticolati, la necessità di penetrare nel significato di un fenomeno che sembra nascondere i messaggi più affascinanti e misteriosi della natura.

    * * *

    Ma, come dice l'aforisma, la malattia è poco contagiosa, non possiede la virulenza del morbo aggressivo; si arresta se l'ospite dimostra di possedere anticorpi estetici sufficienti.
    Il primo contagio è quasi sempre emotivo e spesso si ferma a quello stadio. L'ospite ha percepito una lieve puntura e corre subito ai ripari, ricorre all'antidoto più potente: compone musica, scrive canti d'amore, improvvisa improvvisazioni. Se la malattia si arresta a questo stadio è tutto risolto, rimane un poco di sensibilizzazione, ma niente di più, la musica sarà la sua compagna di viaggio discreta e poco invasiva.

    Se invece il contagio è più pervasivo la cosa diventa seria: non è solo l'apparato emotivo che ne risente, ma anche quello intellettivo; il malato "vuole capire", non si accontenta del puro "sentire".
    La malattia avanza, ha trovato un punto d'ingresso che non si lascerà sfuggire tanto facilmente; l'ospite non ha anticorpi sufficienti per contenere il virus.
    Ciò che accade in lui lascia perplessa la maggior parte delle persone: quello che da molti è considerato un piacevole e benefico svago, diventa una vera e propria ossessione, l'infettato non riesce a godere del lato evasivo, puramente ludico della musica, non capisce come, per molti, essa sia semplicemente il sottofondo emotivo della loro vita.
    In chi è gravemente ammalato, la musica si identifica con la vita stessa e si impone come modello di sintesi e di perfezione.


    E' una malattia, ricordiamolo, e il malato merita tutta la nostra comprensione, la stima e l'affetto di cui siamo capaci. Attenzione però a non avvicinarci troppo, rischieremmo anche noi il contagio grave. Limitiamoci ad un generico senso di solidarietà, ma continuiamo a difendere la nostra salute con dilaganti melodie, con suggestivi canti d'amore e con improvvisate improvvisazioni.