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Pitagora di Samo

« Si narra che il filosofo-mago-scienziato avesse scoperto per caso il fondo numerologico, matematico dell'armonia musicale. 
Passando davanti all'officina di un fabbro, egli sarebbe rimasto colpito dal modo in cui i martelli dell'artigiano, battendo il ferro sull'incudine, riuscivano a produrre echi in accordo tra loro. E soprattutto fu sorpreso della corrispondenza tra rapporti numerici semplici e consonanze sonore... »

Pitagora

Pitagora avrebbe quindi tradotto sperimentalmente la sua intuizione costruendo un monocordo. 
Egli tese una corda fra due ponticelli e ricavò l'ottava ponendo una stanghetta esattamente al centro della corda (1:2). Poi ne pose un'altra a 2/3 della lunghezza della corda, stabilendo così l'intervallo di 5a. Sistemando a 3/4 un'altra stanghetta trovò così l'intervallo di 4a. 
La distanza, in termini di altezza, fra la 4a e la 5a fu per lui molto importante e la chiamò tono.Dobbiamo probabilmente a lui il concetto di divisione dell'ottava. La scala musicale basata su questi intervalli, che nel Medioevo era attribuita correntemente allo stesso Pitagora, ebbe una particolare importanza teorica, al di là della pratica musicale: Platone, nel dialogo Timeo, la descrisse come fondamento numerico dell'anima del mondo. 
Nel corso del Medioevo, sulla base del racconto della scoperta delle proporzioni numeriche corrispondenti agli intervalli musicali, riportato da Boezio e da Proclo, Pitagora fu considerato l'inventore della teoria musicale.[ vedi la pagina su Wikipedia ]

 

Inno a San Giovanni

scritto dal monaco Paolo Diacono, Guido d'Arezzo (X sec.) ne utilizzò la prima strofa, dalla quale trasse i nomi delle 6 note dell'esacordo UT - RE - MI - FA - SOL - LA (il SI venne aggiunto nel XVI secolo)

[ vedi la pagina su Wikipedia ]

 

 

Inno a San Giovanni  
 

 

« Ut queant laxis Resonare fibris
Mira gestorum Famuli tuorum
Solve polluti Labii reatum
Sancte Johannes »
« Affinché possano cantare con voci libere
le meraviglie delle tue gesta i servi Tuoi,
cancella il peccato dal loro labbro impuro,
o San Giovanni »