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  • dettato polifonico

    INDICE DETTATI

    Consigli e riflessioni sul dettato a più voci

    Pur non esistendo un metodo unico e razionale per decifrare le voci nella polifonia, ci sentiamo di fornire qualche riflessione, allo scopo di aiutare i neofiti a raggiungere un sufficiente livello di comprensione del lavoro da svolgere.

    La voce che si impone all'attenzione in un brano polifonico è generalmente quella superiore, sia per la sua tessitura, sia per la vocazione di natura melodica. L'attenzione si concentra subito su questa parte; è bene non trascurare tuttavia la voce inferiore, poiché è qui che viene supportata l'armonia del brano.
    Anche il basso canta una linea melodica, e la sua funzione è forse più importante rispetto a quella della voce acuta: è nella linea del basso che si chiariscono i rapporti tonali tra le diverse voci.

    Ciò premesso, diamo Il primo suggerimento:
    - Concentrare dapprima l'attenzione sulla linea del basso individuando i suoni, non solo come note isolate, ma anche come gradi della scala
    (vedi la Lezione n. 16 del corso medio); è questa operazione che ci aiuterà nei punti più difficili del lavoro di ascolto.
    Il basso, per la sua funzione armonica, può suggerire i suoni dell'altra voce (o voci, nel caso della polifonia a più di due parti).
    Anche senza una specifica preparazione sull'armonia, ci renderemo presto conto che alcuni movimenti del basso si ripetono con una certa regolarità: al termine del brano, ad esempio, troveremo spesso il V grado che prepara la conclusione sul I grado (oppure: l'armonia del V° prepara l'armonia del I° - Cadenza perfetta)
    (vedi la Lezione n. 17 del corso medio).

    -Una seconda riflessione riguarda l'analisi delle combinazioni che si creano tra le voci in senso verticale: si noterà che gli intervalli tra le voci (soprattutto sui tempi forti) sono quasi sempre consonanze (3^, 5^, 6^, 8^ o unisono), a meno di situazioni di ritardi o appoggiature, che l'orecchio percepisce come momenti dissonanti.

    - Distinguere le note estranee rispetto a quelle reali. Le note estranee sono: note di passaggio diatoniche e cromatiche, note di volta, note sfuggite, appoggiature, anticipazioni, note di cambio, ecc. Le note reali sono quelle che appartengono all'accordo e sono in consonanza tra loro.
    Per la definizione e gli esempi delle note estranee vedi la Lezione n. 7 del corso medio
    Per l'uso delle note estranee vedi anche gli esempi più sotto

    - I suoni alterati svolgono essenzialmente due funzioni diverse: possono essere note cromatiche (in questo caso si muovono per grado congiunto e non modificano la Tonalità del brano) oppure possono essere alterazioni diatoniche, in questo caso si percepisce che la Tonalità cambia.
    cromatismo-1
    cromatismo-2
    Non è sempre agevole decifrare le note alterate; diamo alcune indicazioni di massima:

    1 - Se un grado della scala viene innalzato cromaticamente spesso diviene sensibile di una nuova tonalità (meno frequentemente può essere interpretato come sensibile secondaria del V° grado).
    la minore
    quarto innalzato


    2 - Se un grado della scala viene abbassato cromaticamente può essere interpretato come IV° grado della nuova tonalità oppure VI° della relativa minore.
    fa maggiore
    re minore

     

    Uso delle note estranee

    Partendo da uno schema armonico di base è possibile elaborare un notevole numero di 'varianti', che si ottengono introducendo i suoni estranei cui abbiamo accennato in precedenza (note di passaggio, di volta, appoggiature, anticipazioni, ecc.)


    schema base
    si noterà che gli intervalli armonici presenti in questo esempio sono tutti consonanti: 3° maggiore, 6° minore, 3° minore e 5° giusta.

    Commentiamo alcune possibili elaborazioni dello schema di base:


    varianite 1
    nell'esempio sono usate note di passaggio (p) e un'appoggiatura (a), che può essere interpretata anche come 2° rivolto del primo grado (4/6).


    variante 2
    in questo secondo esempio sono presenti solo note di passaggio (p). Il Mib del basso è da interpretare come nota di passaggio cromatica (non provoca cambio di tonalità). Ricordiamo che le note di passaggio si trovano sui tempi deboli della battuta.


    variante 3
    l'elaborazione di questa terza variante riguarda solo la parte acuta, il basso è riproposto nella forma originale.
    Oltre alle note di passaggio notiamo la presenza di un nota di volta (v) all'inizio della prima battuta, in cui la pausa di croma sottintende il Mi, di appoggiature (a), Do#, e di un'anticipazione (ant.), il Re nella seconda battuta.


    variante 4
    quest'ultima variante presenta forse un eccesso di elaborazione, essa serve a mostrare come, dietro un'apparente complessità, si possa sempre individuare la struttura armonica profonda sulla quale abbiamo lavorato.

    Come si è detto, le varianti possibili sono numerose: è possibile cambiare il Tempo, la velocità di Metronomo, la Tessitura (ampliando o restringendo la distanza tra le voci), è possibile adottare il genere cromatico (inserendo in modo intensivo i cromatismi) ecc.
    Le possibilità di elaborazione sono praticamente infinite (o quasi), lo schema di partenza rappresenta la struttura armonica profonda del brano, che, in questo caso, è costruita nel linguaggio tonale (per approfondirmenti vedi la Lezione n. 8 del corso medio)

    Ulteriori norme e approfondimenti per la conduzione delle parti di trovano nel sito ARMONIA in RETE, in particolare nelle pagine: Lezione n. 7 'Conduzione delle parti' e Lezione n. 8 'Errori di collegamento'

     

    - Alcuni brani qui proposti per il dettato si presentano in forma imitata: un elemento melodico proposto in una voce viene ripreso in successione da una voce diversa; in questo caso l'ascolto e la scrittura possono seguire il frammento melodico nelle voci in cui lo si sente, notando cioè le voci in modo alterno e non 'prima una voce poi l'altra', facendo attenzione a percepire se l'imitazione è letterale oppure presenta delle mutazioni (cambio di un intervallo nell'imitazone del modello).

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